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21 gennaio 2009
Inchiesta su Reggio Emilia/2: Cutrello e Chinatown, i due volti della paura dei reggiani

Reggio nell’Emilia. Per capire perché a Reggio la Lega ha più del 12 per cento dei consensi nei sondaggi basta arrivarci in treno. La stazione di Reggio è piccola, non è uno scalo importante, ma solo una tappa verso Milano o Bologna. Sul piazzale e nei locali vicini si riunivano le puttane e i drogati di cui scriveva Pier Vittorio Tondelli. Oggi c’è solo Chinatown, con l’unico sprazzo di Occidente rappresentato dal McDonald’s. Ristoranti cinesi, una gioielleria cinese, un grande negozio di chincaglierie a basso prezzo, un negozio di elettronica cinese, il bar gestito da cinesi, le insegne cono tutte in cinese, con qualche rara concessione a traduzioni in italiano. «Se divento sindaco la mia prima ordinanza riguarderà la zona della stazione», ha detto il deputato reggiano Angelo Alessandri, candidato della Lega alle comunali di giugno. Per rassicurare quei cittadini che si sentono espropriati delle strade intorno alla stazione, che in una città piccola come Reggio è in pieno centro, il Comune diffonde il giornale Zona Stazione, con articoli della Costituzione italiana tradotti in arabo, e lettere di lettori anonimi molto politically correct che chiedono si smetta di parlare del loro quartiere come «di ghetto o bronks» [sic] e si ricordi il contributo che gli immigrati danno all’economia reggiana.
I numeri sono questi: Reggio è la prima città dell’Emilia Romagna per percentuale di popolazione immigrata, la quarta in Italia (secondo dati del 2006). Nel 2007 sono stati rilasciati 37mila permessi di soggiorno, in nessuna altra provincia sono cresciuti a questo ritmo negli ultimi dieci anni. Sono nate 7.487 imprese create da cittadini stranieri, oltre il 7 per cento del totale (mentre la percentuale di immigrati è circa il 4 per cento, quindi significa che sono più operosi degli stessi reggiani originali), cioè circa il doppio rispetto al 2000. I cinesi sono i più attivi, alla Camera di commercio hanno registrato nel 2007 oltre 1.000 imprese, seguiti da albanesi, tunisini e marocchini. In molte aziende – come la multinazionale degli impianti di amplificazione sonora Rcf – nei reparti produzione ci sono solo lavoratori immigrati. Manodopera molto specializzata, spiegano alla Camera del lavoro, indispensabile. La Lega che propone di bloccare gli ingressi di nuovi stranieri per lasciare quei pochi posti di lavoro che si salvano nella crisi agli italiani «ha ancora in mente una situazione da inizio anni Novanta, quando gli immigrati erano solo manovalanza a basso costo», dice Guido Mora della Cgil.
Ma le imprese sono quasi tutte al di fuori dell’esagono di strade che racchiude il cuore di Reggio, dove si vedono invece altre conseguenze dell’immigrazione: il centro si svuota, immobili antichi che avrebbero bisogno di restauro vengono trascurati perché si trova comunque un cinese disposto ad affittarli e poi subaffittarli a qualche decina di lavoranti connazionali. «Saranno tre anni che non mi fido più ad andare in centro alla sera con gli amici, ci sono zone della città che ormai sono diventate loro, degli immigrati, come i Giardini, via Adua e anche il centro, dove si ubriacano e poi finisce regolarmente a bottigliate in faccia», racconta Alessandro Bordignon, un ragazzone di quinta superiore all’istituto tecnico Tricolore, che non si vergogna di ammettere che a girare per la città ha paura, non si sente sicuro e non vede l’ora di diplomarsi, «per arruolarmi nell’aeronautica, voglio cambiare città». Il sabato pomeriggio lo passa con gli amici al centro commerciale I Petali, soprattutto nella sala giochi, abitudine diffusa tra i ragazzi emiliani, ma colpisce che tra le ragioni della scelta ci sia il fatto che «lì la sorveglianza è continua, c’è sempre qualcuno della sicurezza che controlla».
L’ossessione per la nuova immigrazione, alimentata da tensioni ricorrenti come quella sull’albero di Natale di piazza Grande rimosso dal sindaco Graziano Delrio (Pd) per lasciare spazio a una manifestazione pro Gaza, ha fatto dimenticare quella vecchia, che però continua e crea più problemi. Qualunque tassista sa spiegare quali sono i quartieri dei cutresi che nel vicino paesino di Brescello (quello di don Camillo) hanno preso il nome di “Cutrello”. I primi calabresi di Cutro, provincia di Crotone, sono arrivati a Reggio negli anni Cinquanta. E dopo mezzo secolo i legami non si sono allentati. Il 31 dicembre del 2008 la Gazzetta di Reggio riportava che la Beretta 7,65 usata di recente per uccidere a Cutro i fratelli Domenico e Rocco Grande è risultata rubata a Reggio Emilia. E tutte le indagini sulle faide di 'ndrangheta di Cutro finiscono per avere un’appendice reggiana, nonostante ci sia ancora chi, come il candidato sindaco del Pdl Fabio Filippi, ripeta che «la comunità cutrese lavora e non è inquinata». Ma le operazioni di polizia, circa una all’anno, continuano a confermare rapporti criminali tra Calabria ed Emilia, che si sono fatti sempre più stretti da quando a Reggio (nel paesino di Montecavolo) è arrivato nel 1982 in “soggiorno obbligato” l’ex bidello e boss mafioso Antonio Dragone, ucciso quattro anni fa a Cutro in un’esecuzione (assalto di un commando alla sua auto blindata poi un colpo in fronte e il cadavere abbandonato, seduto, in un campo) subito dopo essere uscito di prigione. Come è successo per tutti i mafiosi mandati al confino al nord, Dragone ha consolidato la presenza della 'ndrangheta nella ricca Emilia, che un po’ viene spremuta con il racket, ma soprattutto è utilizzata per reinvestire e riciclare i profitti che vengono dagli affari decisi in Calabria. A “Cutrello” i calabresi si sono costruiti un quartiere di ville praticamente da soli, visto che il loro settore d’elezione è l’edilizia. E visto che il mattone è uno dei mezzi migliori per impiegare denaro di cui si vuole nascondere l’origine. Anche in città si è costruito tanto, al punto che ora c’è chi teme lo scoppio di una bolla immobiliare alimentata dalla frenesia di cemento che in questi anni si è retta in gran parte sul denaro mafioso.
Ma l’emergenza sicurezza su cui si giocherà la campagna elettorale per le amministrative già cominciata è solo quella che riguarda gli stranieri, anche perché loro non votano, a differenza di molti cutresi. (2. continua)
dal Riformista del 21 gennaio © 2009 il Riformista
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| inviato da stefanofeltri il 21/1/2009 alle 13:0 | |
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